Quando la Sardegna si è seduta a tavola: il nostro buffet per l’evento ITALEA al Museo dell’Emigrazione di Asuni

Quando la Sardegna si è seduta a tavola: il nostro buffet per l’evento ITALEA al Museo dell’Emigrazione di Asuni

Tempo di lettura: 6 minuti


Una sala, sessanta persone, due milioni di sardi nel mondo

Asuni, ottobre 2025. Museo dell’Emigrazione, nel cuore della Marmilla. Tre giorni di incontri, tavole rotonde, testimonianze: l’evento conclusivo del progetto ITALEA Sardegna, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, con il sostegno dell’Unione Europea.

In sala c’erano rappresentanti del Ministero, dell’Assessorato regionale al Turismo, sindaci, studiosi, membri della diaspora sarda arrivati da varie parti del mondo. Si parlava di un tema preciso: come riallacciare il filo con i due milioni di sardi che vivono lontano dall’isola. Come trasformare la memoria dell’emigrazione in una risorsa viva, fatta di ritorni, di legami, di identità che non si è mai persa.

Quello che si stava costruendo, in quei tre giorni, era una visione: fare della Sardegna autentica un motivo per tornare.

E poi, a un certo punto, le porte della sala dei lavori si sono aperte sul buffet. Sessanta persone si sono avvicinate a un tavolo lungo, vestito di lino, con due sculture di anguria che li accoglievano: una scolpita con un grande fiore di rosa, l’altra con il logo di ITALEA intagliato a mano nella scorza.

In quel momento, per noi, la sfida non era servire da mangiare. Era qualcosa di più semplice e più difficile: dimostrare che la Sardegna di cui si parlava in sala esisteva davvero. Che si poteva guardarla, toccarla, mangiarla.


Chi siamo (e perché eravamo lì)

Siamo Alessandro e Alice. Coltiviamo, cuciniamo, scolpiamo. Da Oristano, dove abbiamo la nostra azienda agricola e la nostra bottega in via Cagliari 164.

Lui — Alessandro — trasforma la frutta in arte. Bouquet, vassoi, sculture, buffet scenografici per matrimoni ed eventi. Quello che fa si chiama Arte Rurale: prendere il prodotto della terra e farne forma, simbolo, scenografia.

Lei — Alice Diana — è la Cucina Contadina. Cucina vegetariana e vegana fatta a mano, senza semilavorati, senza scorciatoie industriali. Solo materia prima vera, raccolta dai campi e portata in pentola lo stesso giorno.

Insieme abbiamo creato Ortalissa, un nome che non è un’invenzione di marketing. È una parola sarda vera — oltalíscia, ortalíssia nelle sue varianti — che nei dizionari della nostra lingua significa al tempo stesso gli ortaggi e l’orto da cui nascono. Una parola sola per dire la cosa coltivata e il luogo che la fa crescere. È esattamente quello che siamo: la terra e quello che la terra ci dà, senza separare le due cose.

Quando ci hanno chiamati per servire l’evento di Asuni, abbiamo capito subito che era il posto giusto. Lì si parlava di radici. Noi le radici le tiriamo fuori dalla terra ogni mattina.


Il buffet di Alice: dimostrare che vegetariano non vuol dire compromesso

Il timore di chi viene da una tradizione gastronomica forte come quella sarda, davanti a un buffet vegetariano, è sempre lo stesso: “Sarà buono, ma sarà povero.”

Alice ha cucinato per 60 persone con un’idea precisa: far cambiare idea a chi entrava convinto del contrario.

Sul tavolo lungo c’erano:

  • Parmigiana di melanzane, fatta come la facevano le nostre nonne, con una differenza importante: noi non friggiamo. Le melanzane le grigliamo. Resta tutto il sapore, sparisce l’unto. È stata la sorpresa della giornata. Tante persone sono tornate al tavolo per chiedere come fosse possibile che fosse così buona, e così leggera.
  • Focaccia tipo pugliese, con olive nere e pomodorini, lievitazione lunga, cotta la mattina stessa.
  • Cous cous con curcuma, verdure di stagione e legumi.
  • Insalata di pasta con verdure colorate dell’orto.
  • Crudités — finocchi, ravanelli, carote, sedano, pomodorini di varietà diverse — disposti come una composizione, non come un contorno qualunque.
  • Melanzane al forno con sugo di pomodoro, una versione più ricca, per chi cercava un piatto sostanzioso.
  • Polpette vegetariane in vari colori — di legumi, cereali, erbe — servite in coppette singole di carta naturale, decine e decine, su un vassoio di legno.

Tutto era vegetariano, o vegano. Tutto era pronto da gustare senza posate complicate, perché un buffet a un convegno deve essere veloce e dignitoso allo stesso tempo. E tutto, ma proprio tutto, partiva da materia prima fresca: niente prodotti pronti, niente conserve industriali, niente “trucchi” da catering.

Una signora si è fermata davanti alla parmigiana, ha assaggiato, è tornata al tavolo per la seconda volta. Ci ha detto: “Non pensavo che un buffet vegetariano potesse essere così.” Quella frase, da sola, vale il viaggio fino ad Asuni.


L’Arte Rurale di Alessandro: la frutta come la Sardegna che torna

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Sull’altra metà del tavolo, lo scenario cambiava completamente.

Due sculture di anguria dominavano la composizione, alzate su basi di legno tra lucine e tronchi rustici. Una era scolpita con un grande fiore di rosa, petalo per petalo, lavorato a mano la mattina stessa. L’altra portava intagliato il logo di ITALEA: un piccolo gesto per dire ai presenti che quel buffet non era un servizio anonimo, era un omaggio al progetto.

Accanto, due sculture di melone gialletto — quello sardo, quello vero, quello che si trovava nei mercati di paese fino a vent’anni fa. Lavorate con la stessa tecnica.

Ai lati, le composizioni di frutta tagliata: ananas aperti come barchette, dragon fruit a fettine, mango a forma di stelle, melograni aperti, uva bianca e nera, prugne, mandarini, fichi d’India, frutti di bosco. Tutto disposto su specchi, perché la frutta riflessa raddoppia, e l’effetto cambia.

E poi i finger fruit: frutta tagliata a misura, già pulita, infilzata o presentata in coppette singole. Centinaia di pezzi pronti da prendere senza posate, senza pasticci, senza fatica. Un buffet di frutta non è solo bello da vedere: deve essere facile da mangiare. Spesso lo si dimentica.

Le persone si sono avvicinate per le sculture, e si sono fermate per la frutta. Più di uno ci ha detto la stessa cosa con parole simili: “La frutta presentata così, non l’avevo mai vista.”

Era il punto. La frutta è un prodotto che diamo per scontato — quotidiano, banale, qualcosa che si compra e si butta in frigo. Quando la si lavora con cura, diventa qualcos’altro. Diventa una scenografia che racconta che siamo capaci di fare cose belle anche con quello che la terra ci dà ogni giorno.


Perché questo evento ha senso per noi (e perché lo raccontiamo)

C’è una ragione precisa per cui Asuni ci è rimasto dentro più di altri eventi.

In quella sala si parlava di identità sarda. Si discuteva di come raccontarla al mondo, di come portare i due milioni di sardi della diaspora a tornare, di come costruire un futuro che parte dalle radici.

E mentre noi ascoltavamo da fuori, mettendo in piedi il buffet, ci siamo accorti di una cosa: quello che stavamo allestendo era esattamente il discorso di cui si stava parlando in sala. Tradotto in materia.

I pomodori erano nostri, dell’orto. Le melanzane erano nostre. Le zucchine, i peperoni — tutti coltivati da noi. Quello che non producevamo direttamente — la frutta esotica per le sculture, alcuni prodotti italiani per la cucina di Alice — era di prima scelta, senza compromessi. Perché in un buffet di frutta non vuole la sua parte solo l’occhio: vuole la sua parte anche il palato. E c’è una cosa che ad Asuni come in ogni evento facciamo sempre: usiamo gli stessi prodotti che vendiamo ogni giorno sul banco del nostro negozio in via Cagliari, a Oristano. Quello che mettiamo in mano al cliente che entra a comprare un chilo di pomodori, è esattamente quello che mettiamo nel piatto di un buffet. Non c’è un “fornitore eventi” e un “fornitore negozio”. C’è un solo standard, ed è quello che mostriamo ogni mattina sul banco — dove i difetti si vedono e non si possono nascondere. La cucina di Alice è cucina contadina: quella vera, quella delle nonne, quella che si tramanda. L’arte di Alessandro nasceva dalla stessa terra di cui si stava parlando in sala.

Non eravamo “il catering”. Eravamo la prova edibile del messaggio dell’evento.

E forse questa è la cosa che vorremmo dire a chi sta organizzando un evento — istituzionale, privato, aziendale — e si chiede chi chiamare per il buffet: scegliere chi cucina e chi compone non è una scelta logistica. È una scelta narrativa. Quello che metti in tavola racconta chi sei, chi sono i tuoi ospiti, e che storia stai costruendo.

Se l’evento ha un’anima, anche il cibo deve averla.


Quello che abbiamo imparato (e che usiamo per ogni evento)

Da Asuni siamo tornati con tre lezioni che adesso applichiamo a ogni nuovo lavoro:

Primo, il dettaglio personalizzato vale più di dieci portate in più. Il logo di ITALEA scolpito sull’anguria ha catturato gli sguardi più di tutto il resto. Quando un cliente vede il proprio nome, il proprio simbolo, il proprio messaggio nella scenografia, sente che l’evento è davvero suo.

Secondo, vegetariano non è meno: è diverso. Spesso ci viene chiesto se siamo “limitati” perché non serviamo carne. La risposta è no — siamo solo specializzati. E quando un buffet vegetariano è fatto bene, sorprende sempre, anche chi non è vegetariano.

Terzo, la materia prima vince sempre sulla tecnica. Si può cucinare per anni, scolpire per decenni, ma se il pomodoro non è buono, il piatto non sarà buono. Il nostro test è semplice: tutto quello che usiamo per gli eventi è esattamente quello che vendiamo ogni mattina sul banco del negozio. Quando un cliente compra a peso, vede ogni difetto del prodotto. Lavorare con quello stesso standard anche per i buffet non è una scelta di marketing — è la base di tutto il resto.


Hai un evento in mente?

Se stai organizzando un convegno, un matrimonio, un evento aziendale, una festa importante, e stai cercando un buffet che sia anche un racconto del territorio, ci puoi scrivere.

Lavoriamo in tutta la Sardegna. Costruiamo ogni evento su misura, partendo dalla tua idea e dalla stagione in cui si svolge. Possiamo proporre catering vegetariano, buffet di frutta scenografico, o la combinazione dei due — che è quella che funziona meglio quando l’evento ha bisogno di parlare con il cibo.

Per un primo confronto, scrivici su WhatsApp al 320 4423433 o vienici a trovare in via Cagliari 164, a Oristano. Ti raccontiamo cosa possiamo fare insieme.

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